Etichette, norme UE non aprono su olio d'oliva
La proposta di regolamento Ue sull'etichettatura degli alimenti, varata dalla Commissione europea, a Bruxelles, doveva rappresentare un'apertura, molto attesa, rispetto al decreto italiano sull'etichettatura d'origine dell'olio d'oliva (vergine ed extravergine) che è entrato in vigore il 17 gennaio scorso, e che impone di indicare sempre la provenienza delle olive. Il decreto italiano è in rotta di collisione con le normative vigenti, che consentono l'indicazione d'origine solo se volontaria e non obbligatoria, e con le rigide posizioni contrarie della Direzione generale Agricoltura dell'Esecutivo comunitario.
Ma l'apertura, se c'è, è molto debole e non sembra risolutiva rispetto alla controversia che potrebbe scoppiare prossimamente fra Roma e Bruxelles. A quanto pare, una formulazione diversa, che avrebbe permesso di regolarizzare la posizione dell'Italia, è stata modificata nelle ultime ore in seguito alle pressioni dei servizi della Commissione contrari all'indicazione d'origine obbligatoria.
Le nuove norme proposte (che dovranno essere ora approvate dal Consiglio Ue e dal Parlamento europeo) riconoscono che l'indicazione d'origine di un alimento può essere imposta da uno Stato membro quando vi sia il rischio, in caso contrario, di ingannare il consumatore, o quando vi sia un riconosciuto legame fra la provenienza e la qualità del prodotto, e se lo richiede una forte maggioranza dei consumatori a livello nazionale. Queste condizioni, tuttavia, non sarebbero sufficienti a giustificare il decreto italiano, perché l'olio d'oliva è regolato da una legislazione specifica (''verticale') dell'Ue, e le nuove norme sull'etichettatura «non pregiudicano» quanto è già previsto dalle normative verticali.
Durante la sua conferenza stampa odierna, ai cronisti italiani che chiedevano di chiarire questo punto, Kyprianou ha risposto in modo non meno ambiguo. "Un eventuale obbligo di indicazione dell'origine - ha detto il commissario - deve essere riferito a una particolare qualità del prodotto (legata alla provenienza, ndr) o giustificato dalla necessità di evitare un'informazione fuorviante per il consumatore. Ma per alcuni prodotti alimentari ci sono normative specifiche nell'ambito della Politica agricola comune che determinano come e quando i prodotti possono essere etichettati". In altre parole, l'indicazione d'origine obbligatoria è possibile "in generale", se ben giustificata, ma non per l'olio d'oliva, né per altri alimenti (come la carne di pollo, su cui c'è un'altra controversia aperta fra Bruxelles e l'Italia) che sono regolati da normative specifiche. D'altra parte, però, l'Ue prevede già l'obbligo di etichettatura d'origine a livello comunitario per altri prodotti alimentari come la carne bovina, le uova, il miele, il pesce e gli ortofrutticoli freschi. Una contraddizione difficile da spiegare, e che potrebbe esplodere durante il dibattito al Parlamento europeo proprio sulle nuove norme per l'etichettatura alimentare.
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