Olio, elemento sacro che accomuna religioni monoteiste
Alimento, ma anche fonte di luce, nonchè balsamo lenitivo. E soprattutto segno di riappacificazione. Così è l'olio di oliva nelle religioni monoteiste del Mediterraneo, un simbolo quanto mai attuale che unisce i fedeli del cristianesimo, quelli di religione islamica e ebraica. Come emerso dal convegno 'L'olio e il sacro', organizzato da Enoteca Italiana, nell'ambito della manifestazione itinerante ”le Stagioni dell'Olio”, per sottolineare, ha detto il presidente dell'ente Claudio Galletti, come un prodotto che accomuna i popoli di queste religioni abramitiche possa essere, a sua volta, veicolo di dialogo.
Per l'ebraismo, come ha sottolineato nell'incontro a Serre di Rapolano il presidente dell'associazione Giuristi Ebrei e governatore dell'Università di Gerusalemme Oreste Bisazza Terracini, è fondamentale il legame olio-alimentazione; basti pensare che nella Bibbia viene nominato 100 volte l'olivo e 140 volte l'olio, oltre che nel patto noetico. E il sabato, ogni settimana, l'olio viene introdotto nelle case dalle donne che preparano il pane e accendono i due lumi sul tavolo. Un rito casalingo che 15 milioni di persone perpetuano per celebrare - ha osservato Terracini - la storia, tutta scandita da miracoli, del popolo eletto.
Nelle tre religioni emerge l'utilizzo regale, profetico e sacerdotale dell'olio di oliva. Ma in termini di rapporto tra l'olio e il sacro, solo i cattolici portano in casa un ramoscello d'olivo, la domenica della Benedizione delle Palme, e hanno una netta identificazione dell' unto del Signore, anche se, ha ricordato il governatore dell'Università di Gerusalemme Terracini, in un salmo si accenna ad un Salvatore escatologico, il Christos su cui si è posato lo spirito di Dio, secondo l'ebraismo.
”Il cristianesimo stesso - ha detto Padre Celso Bidin, monaco-frantoiano dell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore - è un innesto sull'olivo dell'ebraismo. E nel rituale cristiano l'olio d'oliva ci accompagna dal battesimo, fino all'estrema unzione, passando per tutti i sacramenti. Rituale che si perpetua tra gli ortodossi del Nord Europa ad esempio, anche in mancanza di oliveti nel territorio. Persino i protestanti finlandesi - ha sottolineato il monaco orgoglioso dei 4.500 olivi, gestiti nel senese - vengono battezzati con l'olio”.
All'interno della rivelazione islamica invece, secondo la testimonianza dell'architetto della Comunità religiosa islamica (Coreis) David Napolitano, ”la tradizione vuole che nella costruzione delle moschee si debba esprimere la dimensione verticale della preghiera ponendo al centro della cupola un lume ad olio aperto nella parte superiore. L'olio rappresenta l'anima vista nella sua interiorità che si accende con la preghiera a Dio. Ed è l'illuminazione ad olio che guida il fedele musulmano nella giusta ortodossia. Questa luce però - sottolinea l'architetto Napolitano - va protetta da un cristallo che si pone come un velo in quanto, sulla base del primo pilastro, la piena conoscenza non può essere diretta. E nè orientale nè occidentale, poichè la preghiera va trovata nell'anima”.
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