Paolo Villaggio, un breve brano su Socrate dal nuovo libro
Per gentile concessione dell'autore e dell'Editore Feltrinelli, anticipiamo un breve brano dall'inizio del primo capitolo, dedicato a Socrate, dal libro "Storia della libertà di pensiero" di Paolo Villaggio, in libreria dal 3 aprile (pp. 192 - 14,5 euro).
SOCRATE (469 a.C.-399 a.C.).
Atene: un'assolata mattina del 399 a.C. In cima all'Acropoli, un sacco di gente stava passeggiando e discutendo animatamente.
C'erano diversi gruppetti e parlavano degli argomenti piu disparati. Ogni tanto si fermavano e qualcuno si lamentava del caldo: "Porca Atena! Ma fa un caldo...", e si asciugava la fronte con il dorso della mano. "Io - fece uno - un caldo cosi non l'ho mai sentito, solo una volta a Creta...". "Che c'e, Democrito? Hai paura che ti si rovini la Retzina di quest'anno?" chiese un altro, seduto sui gradini del Partenone. Democrito si mise a ridere. "Anacreonte - disse - sappi che a me del vino, dei produttori di vino e di tutti quelli che maneggiano denaro, non me ne frega niente! Magari, te, che sei un grande poeta del vino, la cosa ti può preoccupare! Posso darti un consiglio da nemico? Continua a bere, perchè il vino che ingurgiti e un'energia straordinaria per la tua creatività e una gioia per noi!". Un giovane poeta, Mimnermo, che camminava da solo, fermo un signore di mezza età. Aveva una faccia simpatica e passeggiava con una trentina di ragazzi molto giovani. Alcuni erano poco piu che bambini.
"Signor Socrate, scusi se la disturbo - disse il poeta - io la conosco. Qui ad Atene lei e molto famoso". "La ringrazio, ma non esageri. Diciamo piuttosto 'conosciutò. Lei, invece, e il celebre Mimnermo. Ho letto tutte le sue opere, e devo dirle che quell'ode sulla morte in guerra e proprio bella: 'è bello morire per la patrià. Pero, giovanotto, non sono assolutamente d'accordo su questa macabra filosofia della morte, dell'eroismo, del morire in battaglia...Trovo che da parte di biechi mercanti sia un modo ripugnante di convincere i giovani, che hanno ancora davanti una vita felice da spendere, a buttarla via per arricchire se stessi e gli altri complici. A rinunciare al bene più prezioso che un uomo riceve alla nascita: la vita!".
Il giovane poeta lo ascoltava imbarazzato. "Patria, si... patria - continuò Socrate - un concetto molto vago, astratto. Con la parola patria, chi scatena le guerre vuole solo difendere i propri interessi commerciali. Sto parlando dei produttori di olio d'oliva, dei commercianti di pesce sotto sale, o di vino scadente che sa di resina. Sa, la resina costa meno, ma il vino fa schifo. Eppure, dai e dai, hanno convinto tutti che quel vino e il più adatto per ogni occasione. Questi signori sono accomunati da una grande mancanza di cultura e di curiosità, non leggono e sono stupidi, volgari e ignoranti. E lei, giovanotto, mi fa un inno commovente nell'interesse di questi figli di puttana?".
I ragazzi intorno a loro, che Socrate chiamava discepoli, avevano ascoltato quel sermone con occhi ammirati e applaudirono. Anche Mimnermo si uni a loro: "Maestro, lei e un uomo straordinario... mi piacerebbe fare due chiacchiere con lei".
"Quando vuoi, figliolo. Quando vuoi. Noi siamo i peripatetici, continuiamo a passeggiare qui, dall'Eretteo al Partenone, dal Partenone all'Eretteo. Tutti i giorni, figliolo, anche quando piove. Mi piace la pioggia, purchè non sia troppo violenta. La pioggia esalta gli odori, quelli dei marmi qui intorno, dei muschi, della terra, degli olivi. La pioggia e sensuale. Con noi potrai parlare di quello che più ti interessa. Mai seduti, pero! Sempre camminando. Con il movimento il cervello si ossigena meglio e si e più lucidi".Socrate guardo fisso Mimnermo.
"Hai occhi bellissimi - gli disse - Fatti vivo, d'accordo?» E si allontano con i discepoli.
Dopo pochi passi si volto: «Mimnermo! Hai anche un gran bel corpo e mi piacerebbe dormire con te!".
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