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Alimentare, olio d'oliva: Bruxelles propone etichettatura origine

La Commissione europea ha varato, a Bruxelles, una proposta sull'etichettatura d'origine obbligatoria dell'olio d'oliva, vergine ed extravergine. La proposta era particolarmente attesa dall'Italia, perché sanerà il contenzioso in corso sulla propria legislazione nazionale, che dal gennaio scorso impone di usare la denominazione "olio italiano" solo quando italiana è l'origine delle olive usate.
La normativa Ue, invece, prevede che l'etichettatura d'origine sia solo facoltativa per gli oli che non si fregiano delle denominazioni protette Dop o Igp. Il 28 febbraio, perció, Bruxelles aveva aperto una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia.
Negli ultimi mesi, tuttavia, il commissario Ue all'Agricoltura Mariann Fischer Boel aveva moltiplicato i segnali distensivi nei confronti di Roma, assicurando l'attenzione dell'Esecutivo comunitario per le ragioni addotte dall'Italia, che sono poi quelle di tutti i consumatori e dei produttori di qualità dell'Ue. Fischer Boel sapeva che sarebbe stato difficile per l'opinione pubblica comprendere un diktat della Commissione che avesse imposto di continuare a definire 'italiano' un olio d'oliva prodotto in un frantoio della Penisola, ma con olive provenienti dalla Tunisia o dalla Spagna. Cosí, invece di andare avanti con la procedura d'infrazione, la Commissione ha innestato la retromarcia. La nuova proposta, infatti, praticamente adegua allo standard italiano il regime di etichettatura comunitario.
L'indicazione dell'origine in etichetta, che sarà obbligatoria in tutta l'Ue, permetterà di menzionare il paese di origine solo se l'olio proviene tutto da quel paese. Le miscele di oli di diversa provenienza verrano etichettate come "Miscele di oli d'oliva comunitari" oppure "non comunitari", o con indicazioni equilvalenti.
La proposta è stata presentata oggi stesso agli Stati membri, che dovrebbero approvarla entro la fine dell'anno, dopo la sua notifica all'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), e precisamente al comitato Tbt (Technical Barriers to Trade). Il comitato Tbt avrà 60 giorni per fare pervenire a Bruxelles i suoi commenti. Il regime proposto dalla Commissione è molto simile a quello già in vigore per il miele, come ha precisato la stessa Fischer Boel durante una conferenza stampa, esprimendo la speranza che le nuove norme siano approvate "prima del nuovo anno". La vicenda dell'olio d'oliva non rappresenta un caso isolato. Nei punti di vendita al dettaglio dell'Ue deve essere precisata l'origine di vari prodotti alimentari (della carne bovina, del pesce, di frutta e verdura, del miele), ma non, ad esempio, della carne di pollo. E proprio sull'indicazione d'origine del pollame, che l'Italia ha reso obbligatoria, si è aperto nei mesi scorsi un altro contenzioso tra Roma e Bruxelles.


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