"campagna informativa, educativa e promozionale sugli aspetti chimici, organolettici e qualitativi dell’olio extravergine d’oliva"
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Cnr: il menu anti-crisi, meno sprechi e più qualità

Un vero e proprio menu anti-crisi, quello proposto dai ricercatori del Cnr che coniugano la scienza dell'alimentazione e i suoi principi al risparmio e alla guerra agli sprechi. In tempi di crisi economica, dice in sostanza lo studio, è importante che il risparmio non incida sulla qualità dei pasti, abbassandone il livello nutrizionale. Qual è allora il modo per mangiare in maniera sana ed equilibrata senza danneggiare troppo le nostre tasche? "La dieta in tempo di crisi non è fatta di privazione o di qualità scadente", spiega Marika Dello Russo, dell'Istituto di scienze dell'alimentazione (Isa-Cnr) del Consiglio nazionale delle ricerche di Avellino, che propone il suo menù anti-crisi conforme alle Linee guida per una corretta alimentazione in termini sia di apporto calorico sia di macronutrienti, dove sono presenti le proteine per il 16%, i lipidi, prevalentemente monoinsaturi per il 25% circa e i carboidrati per il 59%. "È una dieta - spiega ancora la ricercatrice - nella quale, al fine di garantire l'adeguato fabbisogno nutrizionale, i consumi degli alimenti vengono opportunamente ridistribuiti utilizzando prodotti di qualità medio-alta, facendo attenzione ad evitare gli sprechi e a limitare il consumo di alimenti superflui". Anche se la linea non fosse il vostro cruccio principale, sappiate che a la prima colazione deve essere a base di latte oppure yogurt, pane o fette biscottate con marmellata o miele. Sono bandite le colazioni anti-economiche, quelle fatte al bar con cornetti e snack per intenderci, che sono anche le meno sane.
Niente torte e altre leccornie per rinfrancare lo spirito. I dolci sono permessi, ma, precisa la ricercatrice dell'Isa-Cnr: "A patto che siano fatti in casa, perché sono più economici e migliori da un punto di vista nutrizionale. E, comunque, è preferibile farne un uso solo occasionale".
È fondamentale poi non affidarsi a luoghi comuni sbagliati come, ad esempio, considerare le carni come fonte esclusiva di proteine ad elevato valore biologico. I legumi, consumati con i cereali - precisa Dello Russo - sono giustamente considerati la carne dei poveri e accrescerne il consumo permette di limitare l'uso delle carni e, più in generale, dei secondi piatti, senza che questo alteri la qualità nutrizionale della dieta. Un secondo a base di proteine animali non va però abolito. Basta indirizzarsi verso l'acquisto di pesce, sia fresco che surgelato, preferendo quello azzurro, economico e ottimo da un punto di vista nutrizionale, grazie alla sua ricchezza in acidi grassi polinsaturi della serie Omega 3, essenziali per il benessere del nostro organismo. In alternativa, si può ricorrere alla carne, scegliendo sempre tagli magri, alle uova, non più di due a settimana, e ai formaggi. Un menù, dunque, che divide in modo equilibrato la spesa tra i vari gruppi alimentari. "Se oggi le carni contribuiscono al 23% del costo e frutta e verdura al 18% - conclude l'esperta - nel menù che proponiamo i vegetali, preziosi per il loro apporto di fibre e vitamine, compongono circa il 30% del budget di spesa e le carni il 10% circa. Uno schema alimentare di questo tipo consente di mantenere immodificata la spesa alimentare media per famiglia (pari a 5.600 euro/anno, secondo recenti dati Istat sui consumi alimentari in Italia), salvaguardando la scelta di prodotti di qualità medio-alta anche in periodi di crisi". Un esempio di pranzo che coniuga risparmio e qualità nutrizionale: Primo piatto (3-4 volte a settimana) a base di cereali e legumi (70g di pasta o riso con 70g di legumi secchi), da alternare con primi di cereali e verdure (100g di pasta o riso con 300g di verdure) o sughi (passato di pomodoro, pesto,…), accompagnato da un contorno di verdure o ortaggi, una fetta di pane (70g), il tutto condito con un filo d'olio extravergine d'oliva. Completare il pranzo con una porzione di frutta fresca di stagione e una tazza di caffè zuccherato. Niente tagli a tavola, quindi, ma piuttosto una razionalizzazione delle spese.


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