Olio: bene a crudo ma nel sugo è più antiossidante
Non c'è dieta mediterranea senza olio extravergine. Ma non c'è pietanza "italian style" che non apra
discussioni sul migliore utilizzo e la convenienza di utilizzare l'olio d'oliva per cucinare o
friggere, oppure a crudo. A sciogliere i dubbi e a svelare i migliori abbinamenti dell'extravergine
è una ricerca di Raffaele Sacchi del dipartimento di Scienza degli Alimenti dell'Università di
Napoli Federico II, stampata in occasione del Mese dell'olio Dop in Campania (27 febbraio - 29
marzo). Molti ritengono che l'olio extravergine di alta qualità, osserva il nutrizionista, esprima i
suoi pregi soprattutto a crudo, ma questo «è vero solo in parte». In cucina, occorre però tener
presente che nell'uso a crudo l'olio presenta il massimo del suo carattere amaro-piccante, per
taluni "primitivo". In pentola invece, durante la cottura di una pietanza, si perde il carattere
amaro, per fenomeni chimici come l'idrolisi dei fenoli complessi. "Il trattamento termico, la
cottura quindi - sottolinea Sacchi - può quindi significativamente ammorbidire l'aggressività di un
olio extravergine". Lo studio scientifico segnala peraltro che l'olio a contatto con il formaggio o
con la ricotta perde la propria carica amara. Gli antiossidanti, dati scientifici alla mano, vengono
persi solo in parte a seguito di cottura. Parallelamente però nell'alimento cotto non si ritrovano
gli aromi fragranti, erbacei, fruttati dell'olio fresco impiegato, ma profumi attenuati. Il profumo
dell'ingrediente-olio si perde dunque, soprattutto se la cottura della pietanza è prolungata. Chi si
cimenta ai fornelli assiste, in pratica, a prove d'alchimia. Durante la cottura, ricorda il
ricercatore universitario, l'olio solubilizza anche molti degli aromi presenti negli altri
ingredienti e contribuisce a formare la "crosta" nelle fritture, stufati e soffritti. Nelle salse, è
l'olio a dare viscosità e cremosità al prodotto. Bene fa, dunque, chi per esperienza utilizza solo
in parte l'olio extravergine all'inizio della cottura, per aggiungerne un filo direttamente sul
piatto pronto. Per quanto riguarda gli abbinamenti "partner ideale" del pomodoro è proprio l'olio
extravergine. "A cotto, il connubio - annuncia, a sorpresa, Sacchi - funziona meglio che a crudo.
L'olio protegge i componenti nobili del pomodoro, anche durante lunghe cotture come i ragù, e
consente all'organismo di assorbire meglio i carotenoidi del pomodoro. Paradossalmente, si osserva
che durante la cottura del sugo o di un ragù l'attività antiossidante della 'pummarola' aumenta.
Mentre - avverte il ricercatore - se si utilizza un olio di semi la miscela olio-pomodoro non ha
alcun effetto". Promosso a pieno voti il tegame di terracotta, per una cottura lenta e a bassa
temperatura del piatto protagonista della commedia di Eduardo De Filippo "Sabato, domenica e
lunedì". Altra magia dell'olio, conclude il ricercatore, e quella di frenare il potenziale
cancerogeno della carni arrostite con una breve marinatura in poco olio erbe e aromi, come dimostra
uno studio condotto con l'Università di Lund (Svezia). Sul banco degli imputati va dunque una
grigliata di pesce stopposa e asciutta perchè oil-free, mentre supera la prova al gusto e degli
antiossidanti, un pesce arrostito bene e spennellato di olio, erbe e limone sulla griglia, come
tradizione insegna.
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