La Liguria è terra dove montagne ed oliveti convivono in perfetto equilibrio tra loro. Una simbiosi in cui l’albero ed il territorio, con la mediazione degli agricoltori, sono uniti per dare benessere e stabilità all’ecosistema. La coltura dell’olivo nei secoli ha conquistato la regione strappando, palmo a palmo la terra alla montagna, colonizzando le pietraie e inverdendo le pendici assolate. Gli oliveti si inerpicano dalle valli fino ad 800 metri di altitudine, ospitati sui gradoni di terra delimitati dai muri a secco, costruiti pietra su pietra nel corso dei secoli. Un’opera ciclopica d’ingegneria per contrastare l’erosione dell’acqua e del tempo e regalando fertilita’ alla montagna, che solo nel ponente ligure si calcola sviluppi circa 220.000 chilometri.
La coltivazione dell’olivo in Liguria è stata diffusa dai frati benedettini intorno al dodicesimo secolo, piantando i primi alberi intorno al convento di San Domenico di Arma di Taggia, nell’entroterra della provincia di Imperia. Nel corso del tempo i monaci hanno selezionato una varietà d’oliva che si adatta perfettamente al clima dei monti liguri: l’oliva taggiasca. La taggiasca da un frutto generoso, utile sia per la conservazione in salamoia che per la spremitura dell’olio, che, secondo i liguri è il piu’ buono e delicato del mondo. Nella regione oggi si contano circa 16 mila ettari di oliveti che occupano circa un quarto di tutta la terra agricola della regione, di questi, oltre 6mila si trovano nella provincia di Imperia. Nei vicoli di questa città, tutto parla di olio di oliva, un prodotto che già due secoli fa riempiva le banchine del porto del quartiere di Oneglia dove ogni giorno centinaia i barili venivano caricati sui piroscafi diretti in tutto il mondo. Oneglia e Porto Maurizio sono due dei 14 comuni che il 21 ottobre 1923 furono uniti per dare vita alla città d’Imperia. I due borghi, divisi solo dal torrente Impero (da cui prende il nome la città), hanno origini e tradizioni molto diverse e rappresentano le due anime della città . Oneglia è un antico avamposto sabaudo mentre Porto Maurizio è tipicamente ligure. Gli onegliesi detti “ciantafurche” e i portoricini chiamati “cacellotti” sono divisi nelle tradizioni, ma risultano uniti dalla comune passione per l’olio extravergine di oliva che fu ed è, la ricchezza della città. Ancora oggi intorno ad Imperia sorgono decine di frantoi tra i quali spiccano i nomi dei mastri oleari che hanno fatto la storia dell’olio italiano, Carli, Isnardi, Novari (Sasso), Berio e molti altri a cui si affianca un altro grande nome dell’industria alimentare italiana, quello della famiglia Agnesi. Sulla via Garessio, la via degli oleifici, sorge il Museo dell'Olivo in cui in un percorso ricco di oggetti e suggestive immagini, si scopre la millenaria storia dell’olio di oliva.
Oggi l’olio extravergine di oliva della riviera ligure è certificato nella sua qualità dal marchio europeo DOP (denominazione di origine protetta) ed un consorzio vigila su tutte le fasi della produzione e della commercializzazione. E, nella città dell’olio si può conoscere il gusto vero dell’extravergine nelle tante ricette della tradizione. In un crescendo di sapori si puo’ scoprire la delicata fragranza dell’olio extravergine di oliva nella pizza all’Andrea (“pisciandrea”) dove l’extravergine assieme al pomodoro olive ed acciughe insaporisce una focaccia salata di pane levitato, nella farinata (fa?inà) dove l’olio extravergine di oliva è mescolato ad una torta salata di farina di ceci, nel pesto (pìstu) in cui l’olio di oliva con il basilico ligure battuti nel mortaio vanno a condire la pasta in un inebriante tripudio di aromi e sapori, nella torta verde (torta pasqualina) in cui il gusto dell’extravergine si amalgama al sapore della verdura racchiusa da due strati di pasta, ed ancora le acciughe e le verdure conservate ed insaporite nell’olio di oliva e per finire lo stoccafisso in bianco in terrina dove il gusto dell’olio extravergine si amalgama con le carni lessate del pesce per dar vita a una mescolanza dove i sentori dell’olio e del mare gareggiano nel dare piacevoli sensazioni.
Enrico Barcella
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