"campagna informativa, educativa e promozionale sugli aspetti chimici, organolettici e qualitativi dell’olio extravergine d’oliva"
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Commercio di olio d'oliva

La Spagna e l’Italia non solo sono i principali produttori di olio d’oliva, ma anche i più grandi esportatori (con una quota nel 2004 pari, rispettivamente, a 42% e 35%); il terzo esportatore in ordine di importanza è la Tunisia (12%), che come produttore occupa la quinta posizione. Tra il quadriennio 1990/93 e quello 2001/04 il valore delle esportazioni mondiali di olio d’oliva è aumentato dell’84% (nello stesso periodo il volume della produzione è cresciuto del 43%). Sia le esportazioni della Spagna che quelle dell’Italia sono aumentate in valore più delle esportazioni mondiali (rispettivamente, del 99% e 167%), incrementando, di conseguenza, le loro quote di mercato (e, nel caso dell’Italia, di un ammontare piuttosto elevato). Tra gli altri maggiori esportatori, le esportazioni di olio d’oliva sono diminuite in Grecia (-29%) e Francia (-70%), mentre in Tunisia non hanno subito variazioni significative, ma mostrano una forte variabilità; incrementi consistenti tra 1990/93 e 2001/04 si sono avuti in Siria, Turchia, Portogallo, Giordania, e Israele; infine, significativi aumenti delle esportazioni sono intervenuti anche in paesi che non producono olio d’oliva, come, Regno Unito, Germania, Canada e Arabia Saudita.
Come ci si attendeva, le importazioni di olio d’oliva sono meno concentrate delle esportazioni. L’Italia, il secondo maggiore esportatore di olio d’oliva, è allo stesso tempo il principale importatore, con una quota del 40% del valore delle importazioni mondiali al 2004; gli altri maggiori paesi importatori sono gli Stati Uniti (15% delle importazioni mondiali), Francia (6%), Spagna (6%), Regno Unito (4%), Germania (4%), Portogallo (4%), Giappone (3%) e Australia (2%).
Le importazioni di olio d’oliva, in valore, sono aumentate tra il 1990/93 e il 2001/04 del 91%(6). Tra i principali importatori, nei paesi in cui l’olio d’oliva non è tradizionalmente consumato (come Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Giappone e Australia) l’aumento delle importazioni in termini percentuali è sistematicamente più grande dell’incremento che si registra nei paesi in cui l’olio d’oliva fa parte della dieta tradizionale (come Italia, Francia e Spagna). Negli Stati Uniti, il terzo maggiore consumatore di olio d’oliva, le importazioni sono più che raddoppiate tra il 1990/93 e il 2001/04. In Spagna le importazioni mostrano una grande variabilità, a differenza di quanto succede per l’Italia, e sembrano essere negativamente correlate alla produzione interna; ciò fa supporre che le importazioni spagnole siano prevalentemente guidate dalla necessità dell’industria interna di raggiungere un determinato target di volume di olio d’oliva lavorato/imbottigliato, e che l’industria utilizzi per prima la produzione interna.

La maggior parte di paesi agisce, allo stesso tempo, sia come esportatore che come importatore di olio d’oliva; tuttavia, alcuni arrivano al punto da mostrare che stanno chiaramente svolgendo attività di arbitraggio, vale a dire che in questi paesi gli operatori trovano vantaggioso riesportare parte dell’olio d’oliva importato, dopo averlo manipolato (attività che può includere la miscelazione con altri oli e l’imbottigliamento).



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