"campagna informativa, educativa e promozionale sugli aspetti chimici, organolettici e qualitativi dell’olio extravergine d’oliva"
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Competitività dell'olio di oliva

Tutte le differenze possono essere viste come il risultato di una combinazione di fattori, inclusi i costi di trasporto e di transazione; la competitività di costo dei paesi d’esportazione; differenziazioni di servizi e di qualità dei prodotti diversi da quelli che possono essere spiegati dalla classificazione dell’olio d’oliva in vergine e raffinato; il packaging del prodotto, e l’efficacia di strategie di marketing/acquisto, inclusa la discriminazione di mercato (la capacità di un esportatore di vendere un dato olio d’oliva su mercati differenti a prezzi differenti). I valori unitari medi delle esportazioni di olio d’oliva vergine dell’Ue-25 alla frontiera dei paesi importatori sono del 10-20% più alti dei valori degli altri principali esportatori; nel caso dell’olio d’oliva raffinato, i valori d’importazione unitari medi per le esportazioni del Marocco sono leggermente più alti di quelli dell’Ue-25 sia sul mercato Usa che su quello del Canada.
Le esportazioni di olio d’oliva vergine di Siria e Tunisia presentano i più bassi valori all’importazione unitari medi. Tunisia, Turchia, Siria e Marocco mostrano tutti le minori differenze tra i valori all’esportazione unitari medi delle due qualità di olio rispetto a quelle osservate per l’Ue-25. La Siria vende il suo olio d’oliva raffinato agli Usa, l’Ue-25 e l’Australia ad un prezzo superiore a quello al quale vende l’olio d’oliva vergine, sebbene occorra tenere presente che più del 90% delle esportazioni siriane è composto da olio d’oliva vergine venduto all’Ue-25.

La quota degli oli d’oliva vergini sulle complessive esportazioni di olio d’oliva dell’Ue varia a seconda del paese di destinazione; gli oli d’oliva vergini rappresentano, rispettivamente, il 64, 60 e 66% delle esportazioni dell’Ue-25 verso gli Usa, il Giappone e il Canada, ma sono l’88% delle sue esportazioni verso la Corea del Sud e solo il 37% di quelle dirette verso l’Australia.



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