Prezzi nella filiera dell'olio biologico
Per l'ottava edizione del premio Biol, l’Osservatorio internazionale sull’olivicoltura biologica ha voluto rinnovare la propria attenzione per lo studio del meccanismo di formazione dei prezzi di un prodotto tanto peculiare quale l'olio bio. Bisogna, innanzitutto, premettere che il prezzo di un prodotto esprime un equilibrio che viene a formarsi, in un mercato, attraverso l'incontro fra offerta e domanda e dipende dalla dimensione dello stesso mercato. Il prezzo, secondo le teorie del marketing, indica il valore che i consumatori attribuiscono ad un determinato bene, ossia l'utilità dello stesso e, conseguentemente, la quantità che gli stessi sono disposti ad acquistare. Quindi, il valore che i consumatori riconoscono all'olio biologico trova espressione nella disponibilità degli stessi a “sopportare” il premium price (differenziale di prezzo rispetto al prodotto convenzionale), nella consapevolezza che si tratta di un prodotto ottenuto secondo regole precise e nel pieno rispetto dell'ambiente. Considerando le peculiarità del mercato del biologico, la dinamica dei prezzi assume particolare importanza, infatti il biologico avrà senz'altro un grande sviluppo solo quando una fetta sempre più consistente di mercato sarà consapevole del fatto che, consumare biologico, è una questione di attenzione non solo alla salute, ma anche e soprattutto all'ambiente. Analizzando l’offerta, a livello produttivo bisogna considerare le rese ridotte rispetto ai prodotti convenzionali, i costi di produzione sicuramente superiori anche in considerazione dei processi di certificazione. A livello di trasformazione e distribuzione i volumi trattati sono esigui, i metodi di trasformazione sono artigianali e si verificano anche inefficienze nei trasporti; inoltre il mercato è fortemente dicotomico con la produzione concentrata nel Sud e la trasformazione e i consumi concentrati nel Nord. In particolare, il mercato dell’olio extravergine da agricoltura biologica, essendo un mercato di nicchia, permette la creazione di ampi margini commerciali, in conseguenza della disponibilità dei consumatori a pagare un prezzo più elevato. Dal lato della domanda, i fattori che sembrano stimolare i consumi sono riconducibili alla ricerca di una maggiore sicurezza nei confronti dei prodotti alimentari consumati, soprattutto in seguito ai diversi scandali alimentari. I consumi alimentari sono, infatti, determinati anche da forti componenti psicologiche e culturali e questo contribuisce a spiegare il successo dei prodotti tipici, dei prodotti certificati e, in genere, dei prodotti di qualità. In un mercato quale quello dell’olio extravergine biologico, l’analisi dei prezzi ha confermato le peculiarità dei meccanismi e delle dinamiche tra gli attori della filiera, derivanti dalla tipica configurazione di un mercato di nicchia. A conferma di quanto detto, sono di supporto i risultati dell’indagine condotta. Prima di passare all'analisi dettagliata dei risultati dell'analisi, è doveroso tener conto delle problematiche che, in questa campagna, il settore ha dovuto affrontare. Infatti, gli attacchi della mosca hanno compromesso notevolmente il livello qualitativo del prodotto, causando difficoltà nella fase di commercializzazione dello stesso. Per affrontare lo studio, si è proceduto alla definizione di un campione ragionato per la fase di produzione e prima trasformazione, costituito da circa 20 aziende fra frantoi, aziende agricole, frantoi cooperativi e grossisti sottoposti a certificazione Icea-Aiab, giudicati maggiormente rappresentativi. Alle aziende del campione è stata somministrata, attraverso l'utilizzo della posta elettronica e previo contatto telefonico, un' apposita scheda di rilevazione. Per la fase distributiva sono state effettuate sia rilevazioni dirette (per la grande distribuzione), sia invio di messaggi di posta elettronica, previo contatto telefonico (per il dettaglio specializzato). I punti di vendita “visitati” si trovano nella città di Bari e nella provincia. Un’analisi dei margini realizzati nei diversi passaggi di filiera ha evidenziato una notevole differenza di prezzo fra la vendita del prodotto sfuso, rispetto a quello confezionato, denotando in questo primo caso una inadeguata valorizzazione del prodotto. Tali difficoltà sono maggiormente avvertite nella fase di produzione e prima trasformazione in cui l’olio è venduto abitualmente allo stato sfuso. Solo nei casi in cui il produttore procede anche al confezionamento, realizzando una “filiera corta”, riesce a spuntare prezzi e margini soddisfacenti. Infine bisogna considerare le particolari dinamiche che regolano l'organizzazione di un display all'interno della Grande Distribuzione, dinamiche che interviste dirette, con operatori, hanno evidenziato. Gli oli bio hanno scadenze brevi e una bassa rotazione di scaffale. Conseguentemente, l'attenzione per i prodotti alti di gamma, a volte, deve essere penalizzata. Anche il fenomeno “moda” ha la sua influenza sui consumi alimentari. Infatti, in questo periodo sembrano “andare tantissimo” gli oli dop/igp (sempre a livello locale).
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