Olio, Assitol: mancano investimenti ma industria regge crisi
Negli oliveti italiani sono anni che non si investe, e ciņ ha impedito la trasformazione degli impianti per facilitare la raccolta meccanica e essere competitivi con altri Paesi produttori, a partire dalla Spagna. Č quanto sottolineato, in occasione della visita allo stabilimento Colavita a Pomezia nell'ambito dell'iniziativa di Federalimentare "ApertamentE", dal direttore generale di Assitol (Associazione italiana dell'industria oleria), Claudio Ranzani. Ma a preoccupare il comparto olivicolo della sponda Nord del Mediterraneo, ha detto Ranzani, č che ancora all'inizio della campagna di raccolta giacciono nei magazzini circa 500 mila tonnellate di riporto dell'annata 2007. Ciononostante in Italia l'industria dell'olio d'oliva, ha detto il rappresentante dei grandi marchi oleari, regge bene la crisi: con un aumento a settembre delle vendite sul mercato interno (4,8%) rispetto allo stesso periodo 2007. In particolare con uno sprint nelle vendite dell'extravergine che, nei primi nove mesi dell'anno, segna una crescita del 3,1%. Inoltre, dopo un lieve calo delle vendite all'estero 2008 (-1,2), settembre segna la riscossa dell'export con un "buon +3,5%, rispetto a settembre 2007". E i grandi marchi del comparto convenzionale hanno saputo difendere bene il proprio primario, sia in ambito italiano che estero. Per il settore si apre ora una nuova frontiera, quella produttiva di "eco-energia da biomasse che, ha concluso Ranzani, puņ essere un modo per valorizzare tutti i sottoprodotti e equilibrare la filiera".
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