Olio, solo questione di prezzo?
Allora, per l´olio è solo questione di prezzo? Di fronte al calo record del prezzo dell´olio pagato agli olivicoltori italiani servono scelte di trasparenza, come l´obbligo di indicare in etichetta l´origine delle olive impiegate nell´extravergine commercializzato. L´obiettivo resta quello di impedire che sia spacciato come "italiano" l´olio ottenuto dalla spremitura di olive tunisine o spagnole, come è stato recentemente denunciato sui mercati nazionali ed esteri. La Unasco è fortemente preoccupata dal calo del prezzo all´origine dell´ extravergine, che nel mese di dicembre 2004 si è ridotto ulteriormente del 12%, secondo gli ultimi dati dell´Ismea. Per di più, in dieci anni il prezzo pagato all´agricoltore per un chilogrammo di olio è diminuito del 33%. Eppure lo scenario olivicolo del Bel Paese resta ancora di rilevanza strategica. Come già detto, la produzione in Italia d´olio d´oliva corrisponde in valore a circa 2.037 milioni di euro, pari a circa il 4,6% sul totale dell´agricoltura italiana. Allora riteniamo che la tempestività degli interventi diventa un fattore decisivo per impedire che sui mercati internazionali prenda piede un falso olio italiano, magari imbottigliato sul suolo nazionale, ma ottenuto con olive straniere, all´insaputa dei consumatori e con un grave danno al reddito delle imprese agricole italiane. Quale allora la soluzione? I produttori l´hanno indicata da tempo: l´Italia deve al più presto procedere all´attuazione della legge 204/2004, che prevede l´obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti i prodotti agricoli di base utilizzati e impedisce di fatto che sia spacciato come "made in Italy" olio ottenuto con olive tunisine o spagnole. Questa legge rappresenta un primo strumento per difendere i 35 olii extravergini riconosciuti dall´Unione europea". Qualche aiuto potrebbe arrivare da Bruxelles. Ma non ci facciamo troppe illusioni. La Commissione Ue punta ad una direttiva unica nell´etichettatura e nell´ imballaggio dei prodotti in grado di sostituire le due direttive esistenti che si affiancano alle 25 legislazioni di altrettanti Stati membri. Per realizzare questo obiettivo, Bruxelles ha lanciato una consultazione pubblica alla quale parteciperanno produttori e consumatori. La consultazione verrà seguita da una discussione a livello Ue e quindi da una serie di proposte per arrivare, "forse", a una direttiva entro la fine del 2006. Nell´intenzioni della Ue, questa iniziativa migliorerà la protezione dei consumatori rendendo allo stesso tempo la vita più facile ai produttori. In effetti, solo con l´ allineamento dei regolamenti agli standard internazionali sarà possibile commercializzare prodotti europei in qualsiasi parte del mondo senza cambiare l´etichetta. L'Italia è convinta, infine, che il periodo di consultazione servirà a stabilire, per esempio, se i consumatori preferiscono sapere quanti dolcificanti sono contenuti in un prodotto piuttosto che il contenuto in grammi oppure se l´acqua è inclusa o meno nella lista dei contenuti dei pasti surgelati.
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