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Moda, rivoluzione casual di brioni: t-shirt contro la crisi

La “rivoluzione casual” di Brioni continua: dopo i jeans, è la volta delle T-Shirt. Ad annunciarlo oggi è il New York Times, che racconta come il sarto dei presidenti e di James Bond punti sempre meno sui doppiopetti con le asole cucite a mano e sempre più sulle magliette.
Brioni non ha mai voluto delocalizzare la sua produzione dall'Abruzzo, a differenza di altri concorrenti come Zegna, nota il quotidiano di New York. Ma secondo Armando Brachini, direttore esecutivo di Altagamma, il lancio della T-Shirt quest'autunno è un segnale che Brioni punta a una clientela più giovane e che i clienti fedeli hanno cambiato parecchio il loro stile di vita. Sì, perché mentre tre anni fa il 'casual wear' contava solo per il 15-20% del fatturato della casa abruzzese, ora è al 30-40% e l'obiettivo a termine dell'amministratore delegato Andrea Perrone è il 50%. È anche grazie a questo cambiamento di rotta che il re dei sarti è riuscito nel 2008 a mantenere il livello di utili del 2007, intorno a 30 milioni di euro: l'altro grande pilastro della strategia di Brioni è quello della 'Via della Setà: espandersi in Russia, Medio Oriente, India e Cina per compensare il calo sul mercato americano, che ormai rappresenta appena il 30% delle vendite. Certo, le magliette di Brioni non saranno T-Shirt qualunque: “Dovranno essere diverse al tatto da Hanes”, scherza Perrone, riferendosi alla più popolare casa di underwear americana assieme a Fruit of the Loom: cotone resistente, ma grezzo. Nei negozi del sarto abruzzese, invece, saranno esposte girocollo decorate con motivi floreali e con le etichette di Brioni degli anni '50 e '60, autentici marchi dell'età della Dolce Vita. D'altronde, per restare sul mercato in tempi di austerity, anche le marche più esclusive come quella di Penne devono adattarsi, tanto più che Brioni ha già dovuto ridurre i turni dei suoi 1400 sarti e operai: “Anche se si è fedeli alla propria tradizione, bisogna sapere dove va il mercato”, dice l'amministratore delegato. Ma sempre con prudenza, aggiunge Perrone: «Parlo di espanderci alla 'Brioni Way', non 20 negozi all'anno, ma due o tre». E per le feste, gongola il NYtimes, “gli operai ancora offrono a Perrone ricotta fatta in casa e olio d'oliva, mentre un prete celebra la messa nella caffetteria a Natale e Pasqua, a pochi metri dalle macchine da cucire”.


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